Perchè le nozze solidali dei Ferragnez sono uno scivolone?

Perchè le nozze solidali dei Ferragnez sono uno scivolone?

Ebbene sì, lo ammetto anche io seguo la Ferragni su Instagram.

Ho iniziato a seguirla poco prima della nascita del piccolo Leone per dovere di cronaca. Perché non è da me esprimere un’opinione senza prima informarmi e volevo conoscerla per formare il pensiero in merito. Poi non ho mai smesso perché in fin dei conti la trovo un interessante fenomeno di costume.

Non è questa la sede per parlare di cosa io pensi di Chiara Ferragni. Perchè per quanto non condivida molti aspetti del suo modo di vivere (esibizionismo, materialismo e sfoggio di lusso per dirne alcune), la ritengo comunque una brava imprenditrice di se stessa. É innegabile, infatti, che sia riuscita a creare un brand fortissimo intorno alla propria immagine e sotto questo aspetto è sicuramente una persona capace e determinata.

 

Recentemente, però, è apparso su Instagram un video in cui Chiara e il promesso sposo Fedez aprivano un contest per donare i regali delle loro future nozze ad una causa meritevole.

La cosa che mi ha colpito è che hanno specificato e sottolineato fin da subito che loro cercano una persona con un problema da risolvere e assolutamente non una “onlus” (ma quindi se fosse un ente senza qualifica di onlus andrebbe bene?👿 Ok scusate la pedanteria…).

Perchè la cosa mi ha lasciata perplessa?

Certo da un lato è un gesto bellissimo che una coppia che ha tutto, ma davvero tutto, decida di devolvere i propri regali di nozze ad una buona causa.

Questo fa loro onore e non voglio entrare nel merito di chi critica l’averlo reso pubblico attraverso i social.

Perchè?

  1. perchè la coppia vive sui social e dove mai avrebbe dovuto mettere questo annuncio? Su TuttoAffari??
  2. perché è ora di finirla con la morale tipica dei Paesi mediterranei dove se si fa del bene non bisogna dirlo in giro. Non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui tutti grideranno ai quattro venti di aver fatto una donazione, così che si faccia a gara a chi dona di più!

Quello che non capisco, però, è perché abbiano specificato categoricamente che non vogliono destinare niente ad un ente ma solo direttamente a persone fisiche che loro ritengono meritevoli.

Perchè non una “onlus”?

Le organizzazioni non profit hanno comitati scientifici e comitati etici, hanno personale qualificato che ogni giorno si batte con dedizione (e spesso amore) per risolvere problemi sociali più o meno gravi a vantaggio di tutta la comunità.

Scegliere di destinare del denaro direttamente ad una persona potrebbe essere molto più difficile del previsto.

Intanto come fai a decidere che una causa specifica sia più o meno meritoria di un’altra? 

E poi come potrai essere certo che quel denaro verrà davvero utilizzato per una giusta causa?

Sempre che poi il beneficiario non sia un gran furbone che si spacci abilmente per qualcuno bisognoso, senza che tale bisogno ci sia davvero.

 

Ma ciò che mi spiace di più è il fatto che questi ragazzi hanno un grandissimo seguito e possono davvero fare la differenza nel bene e nel male.

Dire “non ad un’organizzazione” sottintende una serie di considerazioni che purtroppo perseguitano il terzo settore da sempre.
Come ad esempio le perplessità che molti hanno sull’uso dei fondi per la gestione ordinaria (immaginate voi se un ente che fa ad esempio ricerca scientifica non potesse usare il denaro per pagare un ufficio amministrativo o simili!). Oppure il fatto che all’interno delle organizzazioni ci possano essere degli sprechi di risorse.

Quindi in sostanza, bene per aver deciso di devolvere i regali di nozze, bene per averlo dichiarato pubblicamente.

Malissimo per aver escluso gli enti non profit con tutti i rischi di cui sopra (svalutazione del settore, rischio di truffe, difficoltà nella valutazione della meritorietà).

 

Fatemi sapere come la pensate nei commenti!

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Comments

  1. laura pipino : agosto 2, 2018 at 3:18 pm

    questo è un pensiero molto diffuso. ricordo un amico che nel momento in cui dovevamo in gruppo scegliere dove destinare dei soldi raccolti per ricordare un amico mancato, di fronte all’ovvia possibilità di donarli alla ricerca contro il cancro disse testualmente “ma così vanno solo a pagare le vacanze dei professoroni”. forse ci vorrebbe un’informazione più precisa su come vengono usati i soldi dalle associazioni, senza vergognarsi di includere (e spiegare) le voci che possono sembrare solo uno spreco.

    • GiuliaMoscatello : agosto 3, 2018 at 8:20 am

      Lo so, in molti lo pensano. Ma altrettanti non sanno che i bilanci delle organizzazioni non profit sono quasi sempre pubblicati sui siti delle stesse. Poi ritorna un vecchio adagio: io sono ben contenta di pagare le vacanze ad un professorone che fa ricerca contro il cancro perchè magari è l’unico o uno dei pochissimi al MONDO a poter contribuire a trovare una soluzione ad un male come il cancro. Se poi lui viene pagato molto più di me ne sono felice perché lui sa fare cose che neanche mi sogno, perchè ha un talento che non ho, studi che non ho mai avuto la costanza di fare e perchè un giorno potrebbe salvare anche me o qualcuno a cui voglio bene. Ma so che tu sai benissimo queste cose… Però a me piace ripeterle eheh

  2. Vero, la tua considerazione è corretta. Anche io non appena ho visto il video (inoltrato da una amica perchè io la Ferragni non la seguo 🙂 ) ho pensato la stessa cosa. Di sicuro queste affermazioni non aiutano.. ma che vuoi farci, anche contro questo dobbiamo lottare!

    • GiuliaMoscatello : agosto 3, 2018 at 8:15 am

      Sicuramente il mio minuscolo articolo non raggiungerà mai i quasi 14 milioni di follower che ha la Ferragni, ma come fundraiser mi sentivo in dovere di dire qualcosa in merito. Grazie per il tuo commento!

  3. Giulia, ho fatto anche io lo stesso pensiero e subito condiviso con mio figlio A., che mi aveva girato il video su Instagram, invitandomi a partecipare. Già, perché l’altro mio figlio, L., è disabile al 100%, lavoriamo su di lui da quando è nato undici anni fa, per cercare di migliorare il suo stato di salute complessivo, con spese non indifferenti per terapie, svolte in passato anche all’estero e, motivo per cui, sei anni fa fondai un’onlus proprio per raccogliere in modo legale le donazioni che ci arrivavano. Negli anni abbiamo fatto anche qualcosa per aiutare altri ragazzi disabili appoggiando progetti di altre associazioni di cui conosciamo personalmente i casi, le storie, gli sfortunati protagonisti.
    Se Fedez e Chiara non avessero esplicitamente indicato la loro contrarietà alle onlus, probabilmente avrei provato a scrivere loro, non solo per tentare di essere scelto, ma anche e forse soprattutto per non lasciare intentata una possibilità che mi è stata presentata dal fratello di L., mio figlio maggiore. Per questo motivo sono dispiaciuto della scelta fatta da Fedez e Chiara, che avranno avuto anche i loro buoni motivi, ma che in questo modo vanno a screditare anche ciò che di buono può esserci in molte associazioni e nelle intenzioni di un ragazzo che li segue sempre con un certo interesse e affetto.
    Grazie a te per aver dato la possibilità di esprimersi qui.
    Buon lavoro. Mauro

    • GiuliaMoscatello : agosto 27, 2018 at 3:44 pm

      Grazie Mauro per il tuo utilissimo contributo, il grosso rischio di un’affermazione come la loro è fare di tutta l’erba un fascio e screditare il bello che nel mondo del non profit. Tuo figlio maggiore ha dimostrato una grande sensibilità e tenerezza, la tua risposta è stata la migliore che si potesse dare ad un ragazzo che crede nei suoi beniamini. Grazie ancora e in bocca al lupo per tutto!

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