Fare di se stessi un brand. Intervista a Chiara Sinchetto

Fare di se stessi un brand. Intervista a Chiara Sinchetto

Seguo il blog di Chiara e le sue attività da circa un anno. Ho trovato fin da subito la sua attività di personal branding curata nei dettagli e molto gradevole.

Mi è piaciuto così tanto che le ho scritto e l’ho invitata per un caffè (abbiamo scoperto di abitare abbastanza vicine), da lì è nata una bella amicizia e ho pensato che lei sarebbe potuta essere la protagonista perfetta per la prima intervista da pubblicare su queste pagine.

Perché il suo sito è un esempio impeccabile di come fare di sè stessi un brand senza svendersi o fare marchette sgradevoli e dissonanti. Chiara, infatti, da un lato è stata bravissima a scegliere una grafica omogenea (seguita dalla grafica Laura Calascibetta) , un bel tono di voce studiato per il suo pubblico, delle belle immagini. Dall’altro lato però non ha mai perso di vista se stessa e i propri interessi, con l’innata capacità di mescolare abilmente le proprie competenze tecniche con la sua vita personale (il fidanzamento con l’Ing.) e i suoi interessi (primo tra tutti la passione per la lettura).

Per me Chiara è un esempio da seguire assolutamente, perché abbiamo tutti da imparare qualcosa su come si sta online in modo elegante, garbato e ben pensato.

Ha scritto un libro utilissimo che ci insegna la finanza con concetti semplici e “umani” (di cui vi parlerò presto, ma lo trovate qui) e la trovate sul suo sito che dovete assolutamente andare a visitare se volete vedere come si fa bene il personal branding.

Perché hai deciso di aprire il tuo sito personale e come questo ha inciso sulla tua professione?

Quando ho aperto il mio sito e blog, insieme ai miei canali social, lavoravo ancora come consulente finanziario: per me è nato tutto per farmi conoscere dai miei clienti potenziali e per dare loro delle motivazioni per cui avrebbero dovuto scegliere proprio me.

L’ambiente della consulenza finanziaria, anche online, era composto in gran parte da uomini, perlopiù di un’età diversa dalla mia: andando online ed essendo me stessa ho intercettato un target che non aveva in quel momento a chi rivolgersi, dai bisogni inespressi e taciuti.

Erano principalmente giovani donne alle prime armi con la gestione dei propri risparmi e degli investimenti, che assorbivano le informazioni negative date sui professionisti del risparmio a cui finivano per non rivolgersi, per paura di non essere ascoltate, o in seguito a brutte esperienze in cui non era stato spiegato loro a sufficienza e con termini comprensibili cosa stavano firmando, con il risultato di allontanarsi da quel mondo senza metterci più piede, perdendo tante occasioni per i propri soldi.

Quelle giovani donne iniziavano a riporre in me la loro fiducia, perché spiegavo loro le cose in modo semplice e rispondevo a tutte le loro più piccole domande.

Nel frattempo, io ricominciavo a formarmi, con una nuova spinta allo studio, con materie come la finanza comportamentale, un’unione interdisciplinare di finanza e psicologia, insieme a testi di finanza personale e di filosofia e psicologia. Il fatto di avere alle spalle studi umanistici e di essermi nel corso degli anni formata su materie economico-finanziarie aveva a poco a poco creato una mia professionalità, ibrida e con le mie caratteristiche personali e caratteriali in primo piano. Ho capito che molte persone non avrebbero mai avuto il coraggio di fare quel passo verso i primi investimenti, più studiavo e scrivevo più riscoprivo l’amore per la scrittura che ho coltivato da sempre, più mi rendevo conto di quanto mi piacesse insegnare alle persone delle cose che le rendevano più libere.

Ho aperto il sito e il blog con l’intenzione di trovare nuovi clienti e ho finito per cambiare lavoro e fare il salto, passando alla libera professione con un lavoro che ho modellato su di me e sulle esigenze di tante persone: direi che ha avuto un impatto dirompente ed enorme!   

Fai tutto da sola o segui i consigli/corsi di un professionista?

Nel mio personal branding, per quanto riguarda i contenuti, ho sempre fatto tutto da sola e formandomi da autodidatta, leggendo tantissimi libri, tantissimi blog, seguendo corsi, facendomi trasportare dalla passione e dalla curiosità per questo mondo.

Credo che il mio carattere introspettivo e riflessivo sia finalmente venuto in mio aiuto, dopo tantissimi anni in cui non ne vedevo le potenzialità.

Per un personal branding che ci corrisponda, che sia duraturo e che non sia la copia di mille altri serve conoscere molto bene se stessi: io mi interrogo tanto su come sono e su cosa mi piace, e mi sono abituata a portare queste riflessioni anche nella mia attività, con il risultato che le persone percepiscono che sono spontanea e che sono davvero come mi mostro.

A questo si aggiunge e aiuta un grande amore per le tematiche di comunicazione, nella forma delle materie umanistiche che ho da sempre coltivato e amato: dalla semiotica alla filosofia, dalla psicologia alla letteratura. Leggere e scrivere tantissimo da sempre ha fatto il resto, insieme alla mole di blog che leggo ogni giorno e agli interessi che coltivo.

Quanto tempo dedichi al giorno all’attività di branding? Come ti organizzi per rispettare il calendario editoriale, croce e delizia di ogni blogger?

Dedico circa un’ora e mezza al giorno, nel complesso, alle attività dedicate alla comunicazione della mia attività, tra scrittura di post, sul blog e sui social o per altri, alla gestione dei miei canali, alla esecuzione di attività destinate a farmi conoscere.

Contestualizzando, sono in una fase embrionale della mia attività, quindi è anche normale che mi porti ad un impegno assiduo e costante.

Per riuscire a rispettare il mio calendario editoriale per me funziona programmarmi prima, con livelli di dettaglio crescenti, gli argomenti di cui voglio scrivere: riesco a rispettarlo fondamentalmente perché sono una precisina e un po’ maniaca del controllo, con in più il fatto che scrivere mi piace davvero ed è quindi qualcosa che non mi pesa mai troppo e anzi mi permette di esprimermi. Insomma, credo che la chiave sia che mi diverte occuparmi della mia comunicazione e che non è un aspetto che delegherei, anche nel caso in cui avessi tutti i soldi del mondo per la mia attività!

Pensi che essere diventata il brand di te stessa sia divertente o che sia estenuante avere una continua finestra social/digital su di te?

Credo che avere aperto una finestra da cui mostrare agli altri alcuni aspetti di me e della mia vita, che sono poi un tutt’uno con la mia attività lavorativa, sia in questo momento divertente perché ho deciso le mie regole che mi permettono di sentirmi a mio agio. La chiave è questa: sono consapevole del punto oltre il quale non voglio spingermi, della vita che sta altrove e se capita di avere un periodo in cui non voglio mostrarmi più di tanto, lo faccio senza troppe remore. Così attiro anche persone che mi assomigliano e con cui è un arricchimento parlare: l’aspetto negativo di mostrarsi come non si è è l’essere contraccambiati da clienti che non ci somigliano, da collaboratori e amici virtuali (e non, spesso ci si conosce poi di persona e si creano bellissimi legami) che ci pesa frequentare; è bellissimo, invece, trovare proprio chi vorremmo. Spesso mi stupisco ancora di quanto sia bello lavorare con persone gentili, rispettose degli spazi e del carattere altrui. Non è sempre così, ma sono un’ottimista e tendo a focalizzarmi sulle cose belle. Questo non toglie che a volte si faccia una fatica enorme e ci siano giornate in cui vorresti solo scappare, ma questo capita anche nei migliori matrimoni 😉.

Una cosa che mi piace moltissimo della tua comunicazione è il fatto che tu riesca a coniugare molto bene la tua personalità e i tuoi interessi personali con la vita professionale, quanto pensi che sia importante?

Mi piace molto mettere a parte le persone dei miei interessi: la lettura, la montagna e le passeggiate nella natura, il mio cane, la mia vita con un Ing., così come del mio essere una persona generalmente serena, un po’ timida, pacata, normale. Mi piace potermi esprimere e parlare con le persone di cose che per me sono interessanti, che mi appassionano, che vorrei che conoscessero anche gli altri.

Già la vita e il lavoro sono spesso difficili, perché non rendere le cose più semplici e dando uno sguardo il più possibile positivo, vario, appassionato? Penso anche che io scelgo spesso i professionisti a cui affidarmi per affinità, per pancia, per istinto: per questo, penso di facilitare le cose ai miei clienti presentandomi per come sono e per cosa mi piace, così che sappiano, se mi scelgono, cosa troveranno.

Qualche mese fa hai oscurato il tuo sito per creare aspettativa sul cambio di attività e sul lancio del tuo libro, ce ne vuoi parlare?

Ho pensato che stavo creando qualcosa di nuovo e con cui dovevo entrare in contatto prima di tutto io, senza distrazioni, in quella fase, date dai pareri di chi mi guardava, legittimi e ricercati dopo, ma non nella prima fase di creazione del mio nuovo lavoro, dei servizi, dei testi, di tutto insomma! Mi sono confrontata offline con persone intime, che conoscevano me e quello che volevo.

Il fatto di creare aspettativa e curiosità l’ho quindi di certo sfruttato e voluto, ma come conseguenza di un’esigenza che sentivo in quel momento. Non è stato facile per me restare con il sito offline per un po’: avevo un continuo pungolo che mi diceva di sbrigarmi, che mi faceva dubitare dell’accoglienza delle persone. Ho cercato di mettere a tacere tutto per prendermi il tempo che mi serviva, con la convinzione che mi sarei pentita dopo di non aver rispettato i miei tempi. Il lavoro sulla mia nuova attività è durato molti mesi, e anzi l’oscuramento del sito è stato solo l’ultimo passo: dovevo comunicare qualcosa che doveva prima essere chiaro a me, ed è da lì che sono partita.

 

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