Essere felice anche a lavoro? Dipende da te

Essere felice anche a lavoro? Dipende da te

Basta!

Ho deciso che le lamentele, i “non ho tempo”, i “sono stanca”, i “non ci sono le condizioni” mi hanno profondamente stufata. Sì, anche i miei! (Non solo quelli degli altri…)

Voglio partire da un assunto di base. I problemi non esistono: ogni problema è tale se pensiamo che lo sia (specie se vivi come me nel primo mondo, perché i veri problemi sono ben altri…). È solo questione di punti di vista. I problemi sono solo occasioni, opportunità da sfruttare per andare avanti nella nostra realtà.

Tempo fa ho sentito alla radio l’intervento di una ragazza sola che assisteva i genitori anziani e non indipendenti. Questa ragazza si alzava alle 4 tutte le mattine, lavorava come addetta alla nettezza urbana (quindi un lavoro molto faticoso!), accudiva i genitori e intanto studiava per potersi dare un futuro lavorativo più appagante.

La sua storia potrebbe sembrare triste. Eppure lei era serena e non solo, continuava a ripetere di essere fortunata! Quanti di noi lo farebbero al posto suo?

Spesso siamo troppo impegnati a compiangerci per qualche mancanza, piuttosto che essere grati di ciò che abbiamo e impegnarci per cambiare ciò che non ci va giù.

La domanda più grande che ci dobbiamo fare è: per ottenere il cambiamento siamo davvero disposti a cambiare quello che non ci piace? Non c’è mai nulla che tenga davvero incatenati. Sì davvero nulla, nemmeno quella cosa a cui stai pensando proprio ora. Anzi è proprio quel gigantesco “eh ma…” che ti sta mandando il segnale più grande.

Non voglio certo dire che tu ti debba auto-giudicare per il tuo limite. Prendilo come tale ed osservalo. Intanto già prendere atto che esista una situazione che ci infastidisce (o anche peggio, che ci fa soffrire) è un ottimo punto di partenza.

Certo, stare fermi lì a dirci che il mondo è brutto e cattivo, che ci succedono solo cose brutte, che la sfiga che ce l’ha con noi è la strada più semplice. Ci sentiamo al sicuro se possiamo spostare l’attenzione altrove.

Giunta a questo punto dell’articolo se non ti sei ancora chiesta se io sia improvvisamente impazzita, ti starai probabilmente chiedendo cosa c’entri tutto questo con i temi di cui parlo in genere su questo blog…

Ci sono 4 spunti che possiamo trarre da questa storia per la nostra attività (ma che ci fanno bene in generale per la vita).

1. Non esiste la sfiga e non esiste la fortuna

 

La fortuna e la sfiga sono uno stato mentale! Lo so che questa frase ti risuonerà dentro e probabilmente ti darà molto fastidio.

Eppure è proprio così: la fortuna è quello stato mentale in cui sei felice di quello che hai, la sfortuna è lo stato contrapposto in cui ti concentri su qualcosa che non hai.

Mi è capitato spesso, parlando del mio passaggio da lavoratore autonomo a freelance di usare la frase “eh ma io sono stata fortunata perchè…”. In effetti ripensandoci non è che abbia mai avuto chissà quale speciale fortuna, i miei clienti e i progetti che seguiamo insieme sono fantastici per il semplice fatto che ci troviamo bene, che abbiamo una comunione di intenti. Ma questa situazione ho imparato a costruirla nel tempo, anche dicendo di no ad alcune collaborazioni su progetti interessantissimi ma che non mi risuonavano. Quindi magari altri nella mia identica situazione potrebbero pensare di trovarsi in una sfiga incredibile, semplicemente perchè non hanno i miei stessi interessi.

Potrebbero dire “che cretino sono stato: ho rinunciato ad un lavoro tranquillo per uno in cui devo inventarmene una nuova ogni giorno”. Ma sai che c’è? Questa è la mia dimensione!

A me piace così: non mi importa la sicurezza del posto fisso, mi piace la flessibilità e la creatività della libera professione.

Ma questo non è un dato assoluto, è solo la mia visione.

Quindi se vuoi essere fortunata (in qualunque ambito) pensa prima di tutto a ciò che davvero desideri, davvero ti piace e poi muoviti per raggiungere quello stato.

2. Se non ci piace qualcosa della nostra vita possiamo cambiarla (davvero!)

Questo paragrafo segue direttamente il precedente.

Se è vero che non esistono sfiga e fortuna, è anche vero che se ti trovi in una situazione che non ti appartiene puoi spostarti.

Non intendo dire che tu debba necessariamente buttarti in cambiamenti radicali, puoi anche iniziare con piccoli cambiamenti. Un passo per volta, verso il tuo obiettivo.

Capisco bene che i grandi cambiamenti possano fare molta paura, anche quando sono la cosa che desideri di più al mondo.

Per esempio, detesti il tuo lavoro e vorresti cambiarlo. Intanto ti consiglio di iniziare ad interrogarti sul perché detesti quel lavoro. Ogni disagio è un messaggio di qualcosa da osservare e cogliere. Non ti giudicare mai per le sensazioni o i pensieri che hai in relazione a certe situazioni, ascolta e poi agisci.

Magari detesti il tuo lavoro perché non ti piace quello che fai, oppure perché non vai d’accordo con il tuo capo, oppure ancora perché hai un orario che non ritieni compatibile con le tue esigenze di vita.

Diciamo che aver individuato quale sia il problema è già il grosso della faccenda perché ti permette di capire cosa potresti fare per cambiare.

E attenzione! Cambiare non vuol dire necessariamente andare via e fare altro! Ma vuol dire modificare le condizioni che non ti filano per fare invece quelle che rientrano nelle tue corde e solo se non ci fosse proprio modo di trovare una soluzione, allora andare via.

Iniziare ad introdurre elementi di cambiamento (anche se piccoli) è un passo fondamentale per cambiare qualcosa. Non credi?  

“Sì vabbè Giulia, tutto molto bello. Ma non è così facile! Non posso cambiare lavoro, ho bisogno dello stipendio. Non posso cambiare città, ho i genitori anziani”.

Hai ragione, allora sai quale cambiamento puoi sicuramente fare? Cambia il tuo atteggiamento. Questo lo puoi fare perché dipende solo ed esclusivamente da te… Ti do qualche spunto al punto 4.

3. Se non trovi mai il tempo o il denaro per fare qualcosa, è un segnale da ascoltare

 

Anche questo è un punto importante: se non hai mai tempo o denaro per fare qualcosa è perché probabilmente quella cosa non ti interessa così tanto. E non c’è davvero niente di male!

Magari ti sei convinto di qualcosa per una tua credenza (perchè “si fa così” o “perchè lo fanno tutti”) e non riesci nemmeno tu a capire che quella cosa proprio non ti va giù.

Per esempio, io mi sono rassegnata al fatto che in fin dei conti non mi interessano così tanto le mostre. Ecco l’ho detto! Non sai quanto mi pesa ammetterlo, ma dopo anni passati a procrastinare l’acquisto della tessera musei (“devo studiare nel week end, non ho tempo”), l’ho fatta per due anni di seguito. Ebbene, l’ho usata 3 volte!! 3 volte in due anni… Mi pesa tantissimo ammetterlo e dirlo pubblicamente: ma è palese ed evidente che quella non sia una mia priorità. Perchè nel week end preferisco fare altro, mi piace fare yoga, godermi casa mia, stare con gli amici a fare cose in cui si possa parlare e non mi piace chiudermi in un museo a vedere una mostra.

Ne prendo atto, non mi giudico. Smetto di accusarmi perchè a molti miei amici e parenti piacciono le mostre, uso il mio tempo e il mio denaro per fare ciò che amo e sono serena per davvero.

4. Se impari ad essere grata per quello che hai, il tuo punto di vista cambierà magicamente

 

Ad inizio anno ho deciso di iniziare a tenere un quaderno della gratitudine e a fare una meditazione della gratitudine molto semplice.

Il primo lo scrivo più o meno tutte le sere, annoto semplicemente tre cose di cui sono grata nella giornata appena conclusa. Possono essere cose grandi o cose piccole, beni materiali o arricchimenti spirituali. Non ci sono regole, ma è un bel momento per riflettere su qualcosa che ha reso bella la mia giornata. Una ragione per cui sia valsa la pena essere viva oggi. Ho deciso di farlo per iscritto perché mi dà l’impressione di essere più ragionato e inoltre è davvero bello riprenderlo in mano e leggere le riflessioni dei giorni precedenti!

La meditazione della gratitudine è molto semplice: puoi metterti seduta comoda oppure puoi sdraiarti a pancia in su su una superficie comoda (il letto oppure il tappetino yoga). A questo punto faccio due o tre respiri profondi dal naso per distendermi e poi partendo dal basso dai miei piedi ringrazio ogni singola parte del mio corpo per quello che fa per me. Ringrazio le dita dei piedi per darmi stabilità ed equilibrio, ringrazio i piedi per portarmi in giro ogni giorno ovunque io voglia andare e così via fino alla testa. Vado piano piano, prendendomi il mio tempo per ogni singola parte. Ci sono poi degli step più avanzati che puoi esplorare ringraziando anche le parti che non si vedono come le vene per portare il nutrimento e l’ossigeno ai tuoi tessuti, i polmoni per respirare, l’apparato digerente per digerire il cibo ed espellere le tossine. Ci vogliono pochi minuti, ma ti assicuro che dopo ti sentirai molto più grata e fortunata per tutto quello che hai senza andare molto lontano dal tuo corpo.

Questo genere di visualizzazione può essere usata anche in relazione ad altri aspetti della tua vita come ad esempio la tua famiglia, il tuo lavoro, la tua casa ecc.

Essere grata di quello che già hai è un passo enorme per fare il famoso cambio di prospettiva di cui ti parlavo al punto 2.

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